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Storia di Massimeno

di Lunedì, 04 Marzo 2013 - Ultima modifica: Martedì, 25 Febbraio 2014
Immagine decorativa

Secondo la tradizione popolare, il paese sarebbe sorto in origine sul pianoro situato a monte della chiesa di san Giovanni.

La località dove sorge la chiesa è chiamata "Castel" e sul pianoro subito sopra, dove c'era il roccolo, la tradizione colloca il primitivo paese di Massimeno dove una frana o un incendio l'avrebbero poi distrutto.

E' probabile che l'area in questione sia stata sede di un castelliere (abitazione di primitivi) preistorico probabilmente fortificato in epoca medioevale come fanno sospettare i toponimi "Guardia" e "Torre", poi distrutto dai Carolingi. Ad accreditare queste teorie vi sono ritrovamenti di monete romane, resti di mura di cinta, sepolcri di epoca romana e ed uno scheletro con armatura ritrovato in località "la guardia".

Di interesse è la segnalazione della presenza nel 1200 del nobile ser Tyseo, notaio e signorotto d'alto lignaggio e potere la cui figlia , Stella andrà sposa a Raimondino Lodron signore del confinante possesso di Vercèo

Non sono note le origini del nome, appare comunque nel codice Clesiano del 1307 come "De Maximeno de Rendena".

Risale probabilmente all'anno 1400 l'erezione della chiesetta di S. Giovanni Battista situata poco distante dall'attuale abitato comunale. La chiesa adibita come luogo di culto per la piccola comunità era comunque alle dirette dipendenze della Pieve.

Non si hanno notizie certe sul periodo di permanenza di un eremita che durante questo periodo soggiornò a Massimeno, è invece provato che l'autorità ecclesiastica del tempo disapprovò il luogo come sede di eremitaggio perché la località ( di facile raggiungimento e normalmente frequentata da persone) non rispondeva ai canoni richiesti.

La chiesetta medioevale di San Giovanni Battista venne decorata nel 1534 da Simone Baschenis ,allora il maggiore tra i pittori della Rendena, che ne realizzò la facciata. Tra le figure spiccano S. Cristoforo, che veniva regolarmente rappresentato nei luoghi di culto durante quel periodo.

S. Cristoforo era uno dei soggetti più usati e preferiti, proteggeva il viandante, preservava da disgrazie accidentali e dai pericoli dei fiumi.

Una credenza molto diffusa voleva che chiunque guardasse fisso negli occhi il gigante, il Santo è rappresentato molto grande con in spalla il bambino molto piccolo, per quel giorno non sarebbe morto per improvvisa calamità o subitaneo incidente.

Artisticamente a riguardo del S. Cristoforo di Massimeno si sottolinea la particolare scioltezza delle linee e dei volumi, che l'autore raggiunse anche grazie all'introduzione delle due Sante ai piedi del gigante ed al poetico paesaggio di sfondo, oggi superstite solo in parte.

Al S. Cristoforo di Massimeno è legata una leggenda che racconta di una donna avara che promise al santo di donargli dell'olio di oliva del proprio frantoio in cambio di protezione. Un giorno passando davanti al muretto della chiesa la donna si chinò per non farsi scorgere dal santo, il frantoio allora si rovesciò e con lui tutto l'olio; al colmo della rabbia l'avara urlò "non ne avrò io ma non ne avrai nemmeno tu!!"

Sulla facciata principale vi è grande portale in granito con croce scolpita sull'architrave; Sulla sinistra il S. Cristoforo. Sopra il portale la madonna con bambino e angeli, i santi Antonio Abate e Giovanni Battista

Vi sono anche resti di affreschi (Crocifissione) sulla facciata est dell'edificio.

E' giunta fino a noi anche una nota di Simone II : MASSIMENO 20 NOVEMBRE 1534

Chiesa di S. Giovanni, Massimeno (Iscrizione su Facciata)

Anche Filippo Baschenis figlio di Simone II ha prestato la sua opera presso la chiesetta, la sua mano è infatti riconoscibile in alcune figure (1534).

Una seconda leggenda riguarda la chiesetta e più propriamente la sua acquasantiera di granito, che è murata. Si dice infatti che chi desidera avere un figlio deve mettere la testa nel suo foro di pietra.

Già nel 1500 il territorio comunale di Lares in Val Genova, ricco di alberi, veniva sfruttato in per il taglio del legname. Successe quindi che di fronte allo sfruttamento indiscriminato, da parte di un privato, della tuttora importante risorsa naturale, la comunità di Massimeno reagì emettendo nel 1569 un regolamento a tutela del proprio patrimonio il quale creava di fatto zona di riserva boschiva.

Durante il XVII secolo il comune di Massimeno acquistò dalla pieve del Beggio il monte Lares.

In quel periodo infatti vi erano in val Genova proprietà di enti ecclesiastici di altre zone i quali però non riuscivano ad avere un controllo diretto sulle loro proprietà e finivano perciò per cederli, chi prima chi dopo, alle locali comunità che in parte già controllavano queste terre.